Napoli sulle orme del libro “Ti porterà fortuna” di Luciano De Crescenzo

Luciano De Crescenzo è uno dei miei scrittori preferiti che parlano di Napoli. Apprezzo molto la sua saggezza e il senso di umorismo. C’è una cosa, una capacità che, secondo me, lo fa distinguere dalla massa. La capacità di raccontare tutta la Napoli, dai quartieri più poveri ai quartieri ricchi. L’abilità di parlare con tutti, sia in italiano sia in napoletano, senza mostrare la propria superiorità. Un valore che hanno in pochi. Esso richiede la curiosità nell’altro e un’autostima che non ha bisogno di umiliare gli altri per sentirsi migliore.

Venite con me a fare una passeggiata sulle orme del libro “Ti porterà fortuna”. In questa guida insolita Luciano De Crescenzo racconta Napoli a Carla, una studentessa che fa una tesi di laurea sullo scrittore.

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Inizia tutto dalla lettera che Carla manda a Luciano chiedendo di poterlo incontrare. Lui accetta la proposta ma ad una condizione. Il loro colloquio deve svolgersi passeggiando per le strade e per i vicoli napoletani. Solo così, come scrive De Crescenzo, lui può mostrare come si è formato e che cosa ha fatto di lui un napoletano. Carla accetta la proposta e un giorno viene a Napoli.

La città è piena di contraddizioni. Non è possibile venire qui per qualche ora, visitare un quartiere e dire: “Ecco, questa è Napoli!” Lo sanno bene quelli che amano la città, e ovviamente lo sapeva De Crescenzo. Lo scrittore decide di portare Carla in giro per alcune zone di Napoli proprio per farle vedere i suoi diversi aspetti e contraddizioni. Secondo lo scrittore (e io concordo pienamente con questo) ogni luogo di Napoli custodisce un tesoro o qualche curiosità.

“Questa città è come una matrioska. Appena pensi di averla capita ti sorprende. Si apre, si scosta, ti copre.”

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Prima di venire, Carla aveva letto che Napoli era pericolosa. Secondo lo scrittore, infatti, lo è, ma sopratutto verso se stessa. Basta però- come dice- avere un atteggiamento giusto e comincia a comportarsi bene. Vediamo allora come si è comportata questa volta.

Książki o Neapolu
“Ti portera’ fortuna”, Luciano De Crescenzo, wyd. Mondadori

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La camminata inizia da Capodimonte per far vedere a Carla la veduta “sull’anfiteatro più bello del mondo”. Una volta quel posto era il podio dei vedutisti da cui dipingevano il golfo. De Crescenzo sa bene che con il trascorrere del tempo il bello diventa purtroppo meno bello ma niente può cambiare la sua ammirazione per la città. 

“Ogni volta che ci torno non posso fare a meno di pensare che sia diventata ancora più bella dell’ultima volta in cui l’ho lasciata.”

Non entrano in un museo per poter scoprire la più grande parte della città possibile. Dopo aver attraversato il parco escono da Porta Piccola e procedono in discesa verso la Sanità, il più antico nucleo abitato di Napoli.

Nei suoi libri Luciano De Crescenzo racconta storie e personaggi veri. Passeggiando per Napoli vuole far conoscere a Carla alcune persone che hanno avuto un ruolo da protagonista nei suoi libri. Vanno a trovare Raffaele che lavora in un parcheggio scavato nella roccia nel rione Sanità. Questa è un’occasione per mostrare a Carla che Napoli è una città piena di buchi, di cave e sotterranei vuoti. (Per poter vederlo e capirlo meglio andate a visitare un posto sotterraneo i.e. la Napoli Sotteranea o la Galleria Borbonica).

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All’inizio lo scrittore e la studentessa hanno preso un caffè. Hanno assaggiato anche le lingue di suocera (un dolce tipico) ed il babà. Ora però arriva l’ora del pranzo e per questa occasione De Crescenzo invita Carla in un posto molto particolare. Si chiama Da Taniello (oggi Trattoria Romano Gaetano) e per raggiungerlo prendono la metro da Piazza Materdei.
L’osteria viene scelta perché, a parte i prezzi, li si possono trovare dei piatti meno conosciuti come lo sciusciello, la zuppa maresciallo, un tortano o delle polpette fritte. La specialità del giorno è la minestra ammaretata (la zuppa fatta di trentuno verdure e quattro tagli di carne diversi). Il nome “ammaretata” vuol dire sposata. Parlando della zuppa significa un matrimonio tra verdure e carne cotte così a lungo che si fondono.

Dopo il pranzo riprendono a camminare per “saccottiare”. Il termine riferisce ad un proverbio che “dopo il pranzo o si riposa o si passeggia lentamente”. “Saccottiando” parlano allora della filosofia, della pittura e delle usanze come per esempio il caffè sospeso. 

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“-Dicevi che Napoli e anarchica.
-Certo, lo è per eccelenza. Voglio dire che qua non solo non c’è un senso, ma nemmeno si spera di trovarlo. Le cose accadono. Ho sempre sospettato che dipenda dal vento.”

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La camminata prosegue per il Vomero. Passano per via Scarlatti dove Luciano De Crescenzo ha trascorso la sua adolescenza (nato però nella zona di Santa Lucia). Da là prendeva una scalinata per raggiungere il mare. Quando sono al Vomero, Luciano mostra a Carla il Petraio, la Villa Floridiana e via Palizzi, una delle strade più belle con un panorama mozzafiato. (Quando ho letto questo ero molto soddisfatta perché ben tre anni fa ho scelto di descrivere lo stesso percorso per voi).

Passano dopo per Piazza dei Martiri dove il padre di Luciano faceva il guantaio nel proprio negozio. Vanno anche al vicoletto Belledonne a Chiaia dove ha vissuto tra il ’45 e il ’47.
Nel frattempo parlano della musica, in preciso di “Malafemmena“. Come dice Luciano De Crescenzo:

“Per comprendere il napoletano bisogna ascoltarlo in musica.”

Tra le sue canzoni preferite elenca per esempio: “Era de maggio“, “Carmela” di Sergio Bruni, “Indifferentemente” o “Voce ‘e notte“.

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Continuando arrivano in fondo a Cappella Vecchia. (L’Abbazia di Santa Maria a Cappella Vecchia era situata in Vico Santa Maria a Cappella Vecchia. Oggi la chiesa è sconsacrata e di proprietà privata). Si avviano verso il mare, dalla discesa di via Calabritto e scendono sul lungomare.

La prossima tappa della camminata è Piazza del Plebiscito. Quando l’attraversano, Luciano mette il suo foulard attorno gli occhi di Carla. Le chiede di camminare dritto dal Palazzo Reale verso due statue di cavalli. Quando lei è sicura di aver passato delle statue, scopre che si trova di nuovo davanti al Palazzo Reale. È un gioco molto popolare tra i ragazzi che fa riferimento ad una delle leggende napoletane. Alla fine entrano nel Teatro di San Carlo per vedere il palcoscenico da vicino.

“La vera povertà è rappresentata dall’ignoranza, in quanto a stabilire le differenze sociali non sono i soldi, ma la cultura che si ha e quella che non si ha. Come diceva Seneca: “Più terribile della morta è la vita”, soprattutto se non puoi godere delle bellezze che ci regala l’arte, come un concerto, uno spettacolo teatrale o un buon libro.”

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Dopo esser usciti dal Teatro vanno nel centro storico (Rua Catalana, via Mezzocannone e Spaccanapoli). Una volta nel centro c’era la sede del Lotto e non è possibile raccontare Napoli senza menzionare la passione del suo popolo per i numeri. Camminano anche per via San Biagio dei Librai con negozi pieni di tombole e smorfie. Luciano coglie l’occasione per raccontare a Carla una singolare professione – l’assistito. Spiega a lei anche la riffa (un altro gioco) e la tombola delle vaiasse (con i femminielli).

Proseguono verso via Duomo e Forcella. Con Forcella è legato uno dei modi di dire “S’arricorda ‘o cippo ‘a Furcella”. Il ceppo era un gruppo di pietre della cinta muraria greca cioè vuol dire che una cosa è molto datata.

Passano la basilica della Santissima Annunziata Maggiore con la ruota degli “esposti”. Da questa parola proviene il cognome più popolare a Napoli – Esposito. Così si chiamavano i neonati che le madri abbandonavano per miseria.

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“Ogni quartiere è un “teatro”, gli individui che lo popolano trovano la propria estensione sui balconi, che possono essere considerati da un lato dei palcoscenici pronti a raccontare le storie di chi li abita, dall’altro dei palchi da cui poter osservare lo spettacolo offerto dalla vita di strada. Il vero spettacolo non avviene tra le mura domestiche, ma prende forma non appena si sceglie di affacciare il proprio volto sul mondo esterno.”

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Carla vuole sentire Luciano parlare napoletano con i napoletani. Dalla stazione prendono allora una metro e tornano a Margellina, zona Torretta. Per conoscere il dialetto bisogna entrare nelle vecchie botteghe. Quando Luciano vuole parlare napoletano va da don Gennaro, un barbiere che lavora alla Torretta, contrada popolare della zona di Chiaia. Qua vengono sempre gli stessi clienti e si sente un bel napoletano.

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“Il dialetto ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione; dimenticare il mio dialetto sarebbe come scordare non solo le mie origini, ma anche quelle della mia famiglia. Il dialetto è parte integrante del logos (…) …definisce la realtà di un individuo, ciò che lo rende tale. Insomma, per dirlo con parole più semplici, il dialetto è di sicuro uno degli elementi che mi rende a tutti gli effetti un napoletano.”

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La gita finisce nel Parco Virgiliano. Dopo una merenda giungono all’ingresso della grotta di Seiano ed entrano nel parco archeologico. Alla fine scendono verso la spiaggia Coroglio di fronte a Nisida.

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“-Tu sei ancora molto giovane e forse non ci hai mai riflettuto, ma la cosa più preziosa che abbiamo è il tempo. Siamo così presi dalla vita di tutti i giorni, che non ci rendiamo conto che buona parte dei granelli che colmano la clessidra che ci è stata messa a disposizione si consumano spesso in cose superflue, quando invece potremmo investirli in momenti speciali.
-Proprio come quello che stiamo vivendo adesso- mi dice Carla.
-Esatto, proprio come quello che stiamo vivendo adesso- le dico io.”

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Speriamo che questa passeggiata, anche se solo virtuale, vi sia piaciuta. Avete scoperto qualcosa di nuovo su Napoli? Fateci sapere!

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Słownik polsko- włoski

Sulle orme di…

Andare sulle orme di…

Śladami

Pójść w czyjeś ślady

Apprezzare (qlc)Doceniać (coś)
Il senso di umorismoPoczucie humoru
Distinguere dalla massaOdróżniać od reszty, wyróżniać na tle innych
La superioritàPoczucie wyższości
Ad una condizionePod jednym warunkiem
SvolgersiMieć miejsce, odbyć się
La contraddizione

Pieno di contraddizioni

Sprzeczność

Pełen sprzeczności/ kontrastów

Portare in giro

Girare per le strade

Zabrać na wycieczkę/ spacer

Włóczyć się po ulicach/ jeździć po ulicach

CustodireStrzec, przechowywać, ukrywać
ScostarsiWycofać się, uciekać
Verso se stessoW stosunku do siebie
Con il trascorrere del tempoWraz z upływem czasu
Fare a meno di pensarePrzestać myśleć/ oprzeć się wrażeniu
In discesaW dół, z górki
Il nucleo

Il nucleo familiare

Centrum

Rodzina/ gospodarstwo domowe

Un ruolo da protagonistaGłówna rola
Scavato nella roccia

Scavare

Wydrążony/ wykuty w skale

Grzebać, wykopać; też w przenośni: scavare nel passato – grzebać w przeszłości, docierać do prawdy

RiprendereWznowić, wrócić do robienia czegoś
L’usanzaObyczaj, zwyczaj
Per eccellenzaW pełnym tego słowa znaczeniu, par excellence
NemmenoNawet nie, również
AccadereZdarzyć się, dziać się
TrascorrereSpędzać czas, też: jakiś okres życia/ mieszkać
Un panorama mozzafiatoWidok zapierający dech w piersiach
Soddisfatto/-aZadowolony/-a
La camminata = la passeggiata = il giroSpacer
Il guantaio/ i guantiRękawicznik/ rękawice
Nel frattempoW międzyczasie
In precisoKonkretnie/ a dokładnie…
Comprendere = capireRozumieć
Elencare

L’elenco

Wymieniać

Lista, wykaz

In fondo a…

Il fondo

Toccare il fondo di qlc

Da cima a fondo

Fondo

Aż do…

Dno, spód

Sięgnąć dna

Od A do Z, całkowicie

Przym. – głęboki – piatto fondo (głęboki talerz)

AvviarsiIść w kierunku, kierować się
Fare riferimento a…Nawiązywać do…
Il palcoscenicoScena
Stabilire

Stabilire regole

Ustalić, ustanowić

Ustalić zasady

GodereCieszyć się, korzystać (z życia), podziwiać
Una voltaKiedyś
MenzionareWspomnieć o czymś
Cogliere l’occasioneKorzystać z okazji
SingolareSzczególny, wyjątkowy, dziwny
ProseguireKontynuować
La cinta murariaMury
DatatoDatowany, przestarzały, stary
NeonatoNoworodek
AbbandonarePorzucać, zostawiać, też: zrezygnować z czegoś
Da un lato… dall’altroZ jednej strony… a z drugiej
AvvenireNastąpić, dziać się
Un ruolo fondamentaleWażna rola, duże znaczenie w czymś
SuperflueZbędny, niepotrzebny

 

 

 

 

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